Danno non patrimoniale

“Alterum non laedere” “Non recare danno ad altri”, da questa formula trae origine il concetto di danno alla persona derivante da fatto illecito.

Viene definito come: “la lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica”; oggi, le divisioni di questa categoria hanno valore puramente descrittivo.

Breve storia

Il Danno si divide in patrimoniale e non patrimoniale.

Secondo l’Art. 2059 C.C., il Danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi indicati dalla Legge.

Il reato è stabilito in sede penale, il Danno viene considerato in sede civile (Art 185 C.P.);

Dal 2003 al 2008 la Cassazione ha riconosciuto, con le Sentenze Gemelle, tre tipologie di Danno non Patrimoniale: 

  1. Danno Morale: non comporta una perdita o riduzione delle attività esistenziali, ma tristezza, sofferenza emotiva e prostrazione a seguito di un fatto illecito, incide sulla dignità umana, ma non si evidenziano alterazioni delle funzioni psichiche. Deve essere sempre causato da un reato. 
  2. Danno Esistenziale o pregiudizio esistenziale: provoca un danno nelle attività realizzative della persona, una compromissione nell’espressione della personalità, scaturisce dalla lesione ai diritti costituzionalmente garantiti, è una perdita di chance. Vale anche per la perdita di un diritto a seguito di un danno a terzi (es. marito non può avere figli a seguito di un’operazione sbagliata alla moglie);
  3. Danno Biologico di tipo Psichico: lesione della salute mentale, si evidenzia un’alterazione patologica delle funzioni psichiche, rientra nel danno Biologico ma non ha un’evidenza organica, esso va sempre concausato al trauma tenendo in considerazione gli aspetti pregressi.

Nel 2008 le Sentenze di San Martino configurano il Danno non Patrimoniale come categoria non suscettibile di divisioni in sottocategorie: Danno non Patrimoniale categoria unica generale.

Dopo il 2008, per tenere in giusta considerazione l’aspetto esistenziale, si istituisce il concetto di Personalizzazione del Danno con la ricerca di criteri adeguati al caso.

Le Linee Guida

Nel 2009, riviste nel 2012, l’Ordine degli Psicologi del Lazio, pubblica le Linee Guida sul Danno non Patrimoniale.

Le Linee Guida sono un valido contributo al lavoro dello psicologo forense. Queste definiscono: le competenze specifiche del clinico, la metodologia, aiutano a stabilire la diagnosi, definire lo schema della relazione

Test consigliati per la quantificazione del danno:

Brief Psychiatrisch Rating Scale (BPRS), per la valutazione della gravità dei sintomi,

Global Assessment of Function Scale (GAF), funzionamento sociale

Psychiatric Impairmnet Rating Scale (PIRS), gravità dei sintomi e funzionamento sociale

Dolo, Colpa, Preterintenzionalità

Una componente fondamentale del Danno è la natura del fatto illecito, comprendere la motivazione dell’agente entra a far parte del Danno stesso.

Dolo, Colpa, Preterintenzionalità sono gli elementi psicologici del reato, che fanno parte della componente soggettiva:

  • Dolo: si caratterizza per intenzione, rappresentazione e volontà, un soggetto aveva intenzione di compiere un reato, lo ha rappresentato mentalmente e ne ha considerato le conseguenze.
  • Dolo eventuale: non c’è intenzione ma si accetta il rischio che una cosa possa accadere (es. attacco la roulotte con un gancio inadatto).
  • Colpa: il reato può essere stato compiuto con volontà o meno, ma le conseguenze del reato non erano volute o previste. Può esserci Colpa Cosciente dove il reato era voluto ma non le conseguenze o Colpa Incosciente dove l’evento è accaduto per negligenza.
  • Preterintenzionale: misto tra dolo e colpa. Il soggetto voleva commettere un reato per il quale si rappresentava di causare una certa lesione, ma ne causa una più grave (es. voler dare un pugno per far male ma si causa la morte).

Le conseguenze del Danno

Ogni danno biologico o psichico comporta un danno esistenziale, ma non viceversa.

Le conseguenze psicologiche più comuni al danno sono:

  • Disturbo Post Traumatico da Stress (Disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti); questa è una categoria che nasce per classificare i sintomi post bellici, quindi per diagnosticare questo disturbo è necessario un quadro sintomatico chiaro e un evento di una certa gravità, con eccezione nel mobbing, dove la ripetitività, comprovata, degli atti persecutori può far scaturire un quadro ancora più significativo.
  • Disturbi Fobici ed Ansiosi; 
  • Disturbo Depressivo Maggiore; 
  • Disturbi da Sintomi Somatici e Disturbi correlati.

La diagnosi dipende dalla qualità dei sintomi riscontrati, la loro gravità e il tipo di evento. Con il DSM 5 è possibile valutare i sintomi, la loro comparsa, l’intensità e la durata. Tenendo presente che i sintomi possono avere un impatto sul Danno Esistenziale.

Come si svolge la valutazione del Danno non Patrimoniale

La valutazione della presenza e della consistenza di un trauma psichico necessita di: 

  • Colloquio col soggetto
  • Colloquio con i familiari 
  • Certificazioni sanitarie e/o cartelle cliniche 
  • Documentazione varia
  • Somministrazione di test 

Valutazione Danno Psichico

Nella valutazione del Danno non Patrimoniale prima viene valutato il Danno Psichico e poi effettuata la Personalizzazione. La valutazione se c’è un incarico collegiale viene fatta con il medico.

Tipologie di Danno Psichico: 

  • danno da menomazione fisica
  • danno da menomazione della capacità visiva 
  • danno da lutto
  • danno estetico
  • danno alla sfera sessuale
  • danno da nascita indesiderata
  • danno da wrongful life
  • danno da mobbing
  • danno derivante dallo stalking
  • danno da carcerazione ingiusta
  • ecc. 

L’iter è:

  1. Valutazione Psicodiagnostica che deve tener presente il prima e il dopo trauma, e valutare la causalità; “un danno psichico, infatti, è sempre dato dall’incontro dell’evento lesivo con la struttura di personalità del soggetto leso”…”Nodo centrale, in tema di accertamento del danno psichico, è quindi quello del nesso di causalità fra l’evento lesivo ed il danno eventualmente subito” (Abazia, Golia 2016)

EVENTO LESIVO + Sintomatologia + compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti = DIAGNOSI + NESSO DI CAUSA = DANNO PSICHICO

  1. Quantificazione del Danno attraverso la personalizzazione.

Valutazione Danno Esistenziale

Al momento non viene considerato categoria a parte (Sentenza della Cassazione Civile, Sez. III, n 1762 del 28 gennaio  2014). Attraverso la Personalizzazione si è cercato di superare le controversie, tenendo in debito conto la componente Esistenziale del Danno. Secondo la Sentenza della Cassazione 12594/2015 attraverso la personalizzazione si deve cogliere l’intera complessità dell’intero impatto lesivo dell’evento ed il risarcimento deve tener conto di tutto. Per la Cassazione l’univocità del Danno non vuol dire che ci sia una sola conseguenza, ma il risarcimento deve tenere presente tutte le conseguenze del Danno.

Per la Personalizzazione del Danno, la diagnosi da sola non basta più, si deve tener conto di ciò che il soggetto può fare o non fare a seguito del Danno subito, va considerato l’impatto sulla vita del soggetto e/o dei familiari.

Personalizzazione e unitarietà del Danno, non significa che l’illecito non possa produrre più perdite nel soggetto e/o nei familiari (es.1 un uomo perde la vita in un incidente, la moglie a seguito del trauma sviluppa una psicopatologia; al danno da lutto si associa la psicopatologia conseguente ad essa. Es.2 una donna a seguito di un’operazione non può più avere figli, anche il marito ha subito un danno perché non potrà più avere figli con la moglie)

Valutazione Danno Morale

Secondo la Sentenza della Cassazione 811/2015, la liquidazione del Danno Morale, da intendersi come “ turbamento dell’anima e sofferenza subita da un individuo per le lesioni fisiche riportate in un trauma, prescinde dal Danno Biologico”; la quantificazione è discrezionalità del Giudice.

In caso di lesioni lievi (invalidità da 1 a 9%), il Danno Morale va sempre provato.

Criticità nella Valutazione del Danno alla persona

  1. Significatività clinica dei sintomi o dei comportamenti manifestati dal danneggiato: è importante comprendere la significatività clinica in funzione della soggettività della persona, bisogna comprendere come l’evento abbia cambiato la qualità della vita. Non sempre su questo punto c’è accordo tra i professionisti (CTU-CTP). E’ d’aiuto il DSM 5 con il quale è possibile valutare i sintomi, la loro comparsa, l’intensità e la durata. E’ altrettanto utile per superare questa criticità integrare informazioni provenienti dagli atti con quelle che provengono da familiari e terze parti (in aggiunta a quelle fornite dal paziente) relative alle prestazioni dell’individuo.
  2. Mancanza del trattamento psicofarmacologico o psicoterapeutico: il danneggiato ha l’onere di dimostrare che ha subito un danno psichico, quindi attraverso gli accertamenti psichici, l’aver intrapreso un percorso psicologico e un trattamento psicofarmacologico se necessario. Gli psicofarmaci devono essere stati prescritti e acquistati (necessario è lo scontrino). Fondamentali sono i due professionisti della salute psichica: psicologo e psichiatra; il soggetto che ha subito un danno si presume che stia male e deve dimostrare di far tutto il possibile per stare meglio. Soprattutto nel lutto, accade che non ci sia il suffragio del danno da parte di un professionista perché non ci si è rivolti a lui.
  3. Presenza di trattamento farmacologico ma non prescritto da psichiatra (ad esempio, dal medico curante): in contesto di CTU, la prescrizione di psicofarmaci da parte del Medico di Base, rischia di non configurare una sintomatologia tale da indicare un quadro diagnostico.
  4. Risposte attese o culturalmente sancite: il contesto culturale condiziona la risposta al trauma.
  5. Certificazioni vs relazioni cliniche:  
  6. Test psicologici: si usano principalmente MMPI-2, MCMI-III, Rorschach 
  7. La non sempre giusta considerazione delle valutazioni psicologiche/psichiatriche svolte in stragiudiziale in sede di CTU per la valutazione della temporanea 
  8. Quando il danno psichico è derivante dalle lesioni fisiche riportate conseguentemente al sinistro e non dal sinistro stesso (troppo spesso in situazioni simili il CTU non riconosce “incredibilmente” il nesso di causa). 
  9. Simulazione… 

Quantificazione del Danno Psichico

Si utilizzano le Linee Guida dell’Ordine degli Psicologi del Lazio derivate dalle indicazioni dell’AMA (American Medical Association. 

L’iter prevede:

  • Psicodiagnosi
  • Calcolo dell’invalidità attraverso i questionari BPRS, GAF e PIR
  • Media dei tre punteggi
  • Trovare la percentuale

Abbiamo 8 classi di quantificazione fra lo 0 e il 50%. Percentuali maggiori possono essere considerate direttamente dai Giudici..

La simulazione

Secondo ill DSM 5 ”La simulazione si differenzia dal disturbo fittizio per l’intenzionale segnalazione di sintomi finalizzata al vantaggio personale (per es., denaro, congedo per malattia). Al contrario, la diagnosi di disturbo fittizio richiede l’assenza di vantaggi evidenti”. 

Quando la simulazione deve essere fortemente sospettata, secondo il DSM IV TR? 

  • Contesto medico legale di presentazione dei sintomi (ad esempio il soggetto è inviato allo psicologo da un avvocato per una valutazione); 
  • Marcata discrepanza tra lo stress o la compromissione lamentata dal soggetto, e i reperti obiettivi; 
  • Mancanza di collaborazione durante la valutazione diagnostica e nell’accettazione del regime terapeutico; 
  • Presenza di un Disturbo Antisociale di Personalità. 

Secondo Nino Anselmi si possono tener presenti tre caratteristiche della simulazione: 

  1. Presentare singoli sintomi, slegati, privi di correlazione patologica
  2. Tali sintomi sono prodotti, esibiti ed elencati
  3. I sintomi non sono emotivamente vissuti

Gli studi di Mastronardi e del Casale (2012) indicano che la simulazione della malattia mentale nella popolazione media è vicina allo 0, è invece molto alta nelle carceri e negli ambienti valutati forensi

Sono utilizzabili il Rorschach, l’MMPI 2 e il SIMS

La struttura della consulenza: come redigere una relazione (esempio in caso di lutto) 

  • Introduzione
  • L’esame degli atti
  • I colloqui valutativi 
  • Le principali vicende di vita
  • Il fatto luttuoso
  • L’orientamento diagnostico
  • Le considerazioni psichiatrico/psicologico
  • La personalità della C. prima del luglio 2006
  • La natura dell’incidente mortale
  • La sintomatologia psicopatologica
  • Il nesso di causa
  • Il danno psichico
  • Quantificazione temporanea/permanente
  • Conclusioni

                                                     

                                                     Dott. Giampiero Fiorini      

                                                   Psicologo e Psicoterapeuta

                                        Esperto Psicodiagnostica Clinica e Forense

 

Bibliografia

Abazia L. La perizia psicologica in ambito civile e penale, Franco Angeli, 2016

Fornari U., Trattato di psichiatria forense, Utet Giuridica, 2008- 2015

Gulotta G., Zettin M., Psicologia giuridica e responsabilità, Giuffrè, 1999

Linee Guida

Linee Guida per lo psicologo forense, AIPG

Linee Guida per la valutazione del danno non patrimoniale 

Corsi FAD

Ceposs “La valutazione del danno psichico”

Giunti OS “La CTU e la CTP nella psicologia giuridica” giunti OS

                                                                    

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