La vittima

— Nei nostri corsi, essendo la vittimologia un argomento multidimensionale crediamo vada affrontato da un punto di vista multidisciplinare, è sempre presente anche un avvocato—

G. Ponti la definisce la vittimologia come: “lo studio della vittima del crimine, della sua personalità, delle sue caratteristiche psicologiche, morali, sociali e culturali, delle sue relazioni con il criminale e del ruolo che ha eventualmente assunto nella genesi del crimine”

La vittimologia ha messo in luce, nel rapporto con l’aggressore, la figura della vittima, da intendersi come soggetto attivo e non esclusivamente come un soggetto che subisce passivamente le conseguenze di un reato e ha contribuito a delineare le caratteristiche bio-psico-sociali che rendono la vittima parte di una relazione e non solo soggetto passivo.

Breve storia

Storicamente il termine victima definiva la persona che veniva sacrificata in favore degli Dei. La criminologia viene fatta risalire al 1948, quando Von Henting pubblicò “The criminal and is victime”, per molti anni gli esperti si sono concentrati sul criminale, la vittima veniva spesso considerata “estranea” al reato; a Henting, Mendelsohn, Lombroso, Ferri e Garofalo, si deve l’interessamento al ruolo di vittima. Solo a partire dagli anni 70 alcuni Stati (Canada, USA, Inghilterra e paesi scandinavi) riconobbero la vittima come soggetto dello Stato sociale.

Definizione

E’ una scienza che studia la vittima e le sue caratteristiche ed il rapporto che c’è o non c’è con l’aggressore. G. Gulotta la definisce: una disciplina che ha per oggetto lo studio della vittima di un crimine, delle sue caratteristiche biologiche, psicologiche, morali, sociali e culturali, delle sue relazioni con il criminale e del ruolo he ha assunto nella genesi del crimine.

Funzioni

La disciplina ha tre funzioni:

  1. preventiva: ridurre il numero di vittime e le occasioni per diventare vittime
  2. riparativa: ridurre gli effetti dell’aggressione sulla vittima
  3. conoscitiva: migliorare la conoscenza delle dinamiche criminali

Grazie alla vittimologia oggi possiamo:

— creare una classificazione delle vittime in base alle loro caratteristiche

— considerare il rischio di vittimizzazione

— considerare gli effetti del crimine sulla vittima

— fornire informazioni preziose per le indagini

— considerare le dinamiche fra vittima e criminale

La vittimologia è d’aiuto al Criminal profiling

Aiuta comprendere le dinamiche psicologiche, il rapporto criminale vittima, tracciando il profilo psicologico del criminale:

Nei delitti seriali molto spesso sono le caratteristiche di una vittima a muovere la motivazione del criminale. Spesso il primo indizio è legato alla vittima.

Per Douglas, Ressler, Burgess e Hartmann, il profiling del criminale o identikit psicologico è dato dalla personalità del criminale + le caratteristiche della vittima. 

Il controllo che l’aggressore può esercitare sulla vittima è spesso un elemento significativo del loro rapporto, personalità più deboli o emarginate sono vittime più ricorrenti.

Fattori di vittimizzazione

Guglielmo Gulotta ritiene che ci siano delle predisposizioni che fanno si che il rischio di vittimizzazione non sia equamente distribuito nella popolazione.

Ezzath Fattah ha individuato alcune caratteristiche che aumentano il rischio di vittimizzazione:

— Bio-psicologiche 

– età: i giovani 14-24 sono più esposti a reati come i più anziani

– sesso: sono più esposte le donne

– professione: negozianti di prestigio, 

– stato fisico: cattive condizioni espongono a maggiore rischio

— Sociali

  • status sociale: i più esposti appartengono a minoranze etniche
  • condizioni economiche: dove si vive e investimento sulla sicurezza
  • condizioni di vita: solitudine espone a maggior rischio

— Psicologiche

  • abitudini sessuali: donne intraprendenti, omosessuali, ecc. sono più a rischio
  • psicopatologia: ritardi
  • tratti di personalità: suggestionabilità, dipendenza affettiva, isolamento, essere troppo al centro dell’attenzione ecc.

Nel 1978 Hindelang, Gottfredson e Garofalo elaborarono un modello di vittimizzazione secondo il quale Lo stile di vita inciderebbe sulla probabilità delle persone di diventare vittime di un reato.

Nel 1979 Cohen e Felson elaborano il modello definito Approccio basato sull’attività routinaria della persona, secondo il quale tra i fattori di vittimizzazione più significativi troviamo:

  • disponibilità del bersaglio
  • assenza di controlli
  • aggressore motivato

Secondo le Deviant Place Teories, non è la vittima ma il luogo (aree degradate) ad incoraggiare l’aggressore

Tipi di vittimizzazione (polivittimizzazione)

Multipla: un soggetto vittima di un reato diventa vittima di un altro reato

Ripetuta: un soggetto vittima di un reato subisce ancora lo stesso reato

(Vedere statistiche Istat sui reati, per età e zone).

Il Numero Oscuro definisce i reati subiti e non denunciati che possono fa variare le statistiche

Classificazione delle vittime 

Von Hentig propone di classificare le vittime:

  • criminale vittima (organizzazioni criminali)
  • vittima latente (caratteristiche di personalità o della vita)
  • vittima volontaria (suicidio per adesione)
  • vittima provocatrice 
  • vittima unica colpevole

Mendelssohn distingue:

  • vittima del tutto innocente
  • vittima per colpa lieve e vittima per ignoranza
  • vittima colpevole
  • vittima maggiormente colpevole del delinquente
  • vittima con altissimo grado di colpa
  • vittima come unica colpevole

Per Sparks caratteristiche  della vittima posso essere:

  • partecipazione (comportamento incoraggiante)
  • facilitazione (negligenza, esposizione al rischio)
  • vulnerabilità (caratteristiche oggettive)
  • opportunità (facile bersaglio)
  • attrattività (caratteristiche che attirano l’aggressione)

La vittima può essere

  • conosciuta
  • sconosciuta
  • della famiglia

Questa caratteristica incide sulla frequenza della denuncia, è più difficile che venga denunciato un familiare).

Decisione di denunciare:

  • vittime con decisione automatica
  • vitte con decisione frutto di una riflessione
  • vittime che non riescono a denunciare perché necessitano di elaborare lo stress

Indagini in Italia

Istat compie un’indagine di vittimizzazione ogni 5 anni: 

  • 80-90% degli autori di reato è di sesso maschile di età compresa tra i 21 e i 40 anni;
  • La gran parte dei reati è contro un numero ridotto di vittime, il 70% dei delitti commessi sono vittimizzazione multipla, il 6% delle vittime ha subito il 20% dei reati;
  • solitamente + il reato è grave + è stretta la relazione con la vittima (scippi – rapine – aggressioni – omicidi);

Conseguenze

Il danno conseguente un crimine può essere:

  • primario: conseguenze dirette del crimine subito, lesioni fisiche, psicofisiche, economiche;
  • secondario: è il danno derivante dalla risposta sociale (risposte formali: istituzioni; informali: familiari, amici)

ciò può portare alla Vittimizzazione Secondaria, quindi a vivere una seconda ingiustizia (pettegolezzo, non riconoscimento…)

Con il DSM 5 si può evidenziare principalmente il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) e il Disturbo Acuto da Stress (DAS) ed inoltre possono evidenziarsi: Disturbi dell’adattamento, Disturbi Dissociativi, Fobie e Disturbi d’ansia in genere, Degenerazioni di disturbi psicotici.

Le razioni di fronte al reato

  • aggressione
  • fuga
  • pacificazione
  • freezing

E’ più facile che l’aggressore perda il controllo se inesperto,

  • è lungo il tempo di una rapina + aumenta il rischio per le vittime.

La risposta patologica conseguente il crimine è maggiore se la vittima:

  • ha vissuto deprivazioni infantili
  • non si sente tutelato dal sistema (contesto familiare, sociale e giuridico non sostiene la vittima)
  • psicopatologia pregressa anche se compensata

Per Marco Strano la vittima per riconoscersi tale deve elaborare l’accaduto attraverso 4 fasi:

  • sperimentare  e riconoscere un danno (caratteristiche psicologiche, culturali e sociali)
  • presa di coscienza (senso di ingiustizia, perché?, non lo merito)
  • ricerca di confronto (sofferenza, danno, riconoscimento, conforto)
  • ufficializzazione dello stato di vittima (riconoscimento degli organi di giustizia, questa fase non avviene sempre

Perché il riconoscimento dello stato di vittima è importante

Il riconoscimento dello stato di vittima permette:

  1. Cambiamento
  2. Smettere di nascondere il danno
  3. Ricerca di aiuto
  4. Riduzione del rischio di vittimizzazione multipla

Senza il riconoscimento

  1. Inadeguato sostegno psicologico
  2. deficit dell’autostima
  3. problemi di personalità
  4. creazione di modelli educativi sbagliati
  5. aumento della violenza subita

Donne vittime di violenza. Dati Istat 2006-2014 – violenza contro le donne

I dati ci dicono che:

  • i diversi tipi di violenza sono agiti solitamente da partner e soprattutto ex partner;
  • le donne fanno fatica a riconoscere come reato la violenza di un partner o ex partner
  • tendono a raccontare preferibilmente l’accaduto ad amici e poi ad un metro della famiglia
  • le donne sono circa il 30% delle vittime del totale degli omicidi. Dato che apparentemente può ingannare. (il rischio omicidio per tutti aumenta nelle organizzazioni delinquenziali, dove le donne sono poche, il 4,3% dei detenuti è di sesso femminile rispetto al 95,7% degli uomini. Il 70% degli omicidi femminili è perpetuato da una persona con la quale avevano una relazione. Il 78% dei casi vittime di stalker vede come vittima una donna, quasi sempre è perpetuato da un ex).

— Nei nostri corsi, essendo la vittimologia un argomento multidimensionale crediamo vada affrontato da un punto di vista multidisciplinare, è sempre presente anche un avvocato—

Giampiero Fiorini

Psicologo e Psicoterapeuta

Esperto Psicodiagnostica Clinica e Forense

Bibliografia

  • De Leo G., Scali M., Caso L., La testimonianza: problemi, metodi e valutazione dei testimoni, il Mulino, 2005.
  • Gulotta G., La vittima, Giuffré, Milano, 1976.
  • Ponti G., Compendio di Criminologia, Raffaello Cortina Editore
  • Saponaro A., Vittimologia, Giuffrè, Milano, 2004.
  • Sicurella S., Vittime e istituzioni: quale dialogo?, Clueb, Bologna, 2010.
  • Strano M., Manuale di criminologia clinica, SEE-Firenze, 2003 
  • Tizzani E., “L’incontro con la vittima dalle reazioni ai bisogni”, in A. M. Giannini, F. Cirillo (a cura di), Itinerari di vittimologia, Giuffrè, Milano, 2012.

Corsi FAD

Elementi di vittimologia, Giunti OS.

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